venerdì 6 luglio 2012

Undici anni

[dal GR1 delle ore 6.00]
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per i venticinque, tra agenti e dirigenti di polizia, per l'assalto alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.
Riconosciuti colpevoli anche alcuni uomini che sono oggi ai vertici dell'apparato investigativo. Ora dovranno lasciare l'incarico.

La sera del 21 luglio del 2001, per alcune ore, a Genova, furono sospese le garanzie democratiche e decine di giovani no-global, accampati alla scuola Diaz, furono picchiati senza motivo, procurando loro in alcuni casi anche danni permanenti.
Dopo 9 ore tormentate di Camera di Consiglio, la V Sezione Penale della Suprema Corte, presieduta da Giuliana Ferrua, ha confermato la sentenza d'appello.
La violenza inaudita, citata nelle motiviazioni del giudizio di II grado, dunque ci fu. E dopo 11 anni arriva la parola fine su una delle pagine più buie della nostra storia recente.
61 furoni i feriti, 93 gli arrestati illegalmente.
Ma paradossalmente, per effetto dei termini di prescrizione, a pagara non saranno coloro che usarono i manganelli [e non solo quelli, commento personale] contro ragazzi inermi, ma i capi che contribuirono a coprire, falsificando i verabli, i responsabili.
Così sono stati condannati a 4 anni ciascuno Francesco Gratteri (oggi capo dell'Anticrimine), Giovanni Luperi (dirigente dell'AISI), a 3 anni e 8 mesi Gilberto Caldarozzi (che guida il Servizio Centrale Operativo) e Spartaco Mortola (allora cpao della DIGOS di Genova).

[dal GR1 delle ore 8.00]
Il Ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, in un'intervista al Corriere della Sera dice che è giusto che i responsabili paghino, anche se - spiega - "è un prezzo altissimo perché perdiamo alcuni dei nostri uomini migliori".

Come unico commento personale, sottolineo come sarebbe opportuno, in uno stato democratico, che il Ministro dell'Interno si presenti in Parlamento spiegando come sia possibile definire "uomini migliori" figuri del calibro dei condannati. Avrebbe fatto meglio a dire: è un fatto estremamente positivo, perché allontanando queste persone eviteremo che possano combinare altri guai così tremendi. E successivamente avrebbe fatto bene a spiegare come sia possibile, in uno stato democratico, che persone coinvolte in un procedimento penale di tal fatta siano state nel frattempo premiate con promozioni del genere.
E al termine dell'intervento in Parlamento farebbe bene a rassegnare serenamente le dimissioni, perché la sua affermazione (proprio in quanto Ministro dell'Interno) è assolutamente inaccettabile.
In uno stato democratico.

mercoledì 4 luglio 2012

Questa volta gioco d’anticipo.

Monti ha detto che tutte le voci uscite ieri sulle misure che il governo intende adottare per evitare l’aumento dell’IVA e risolvere il problema degli esodati sono indiscrezioni prive di fondamento.
Staremo a vedere.
Però una volta tanto, proviamo a muoverci PRIMA che la cosa si rompa e non sempre DOPO, quando ormai ci sono solo i cocci.
L’affermazione di Monti sulle indiscrezioni senza fondamento avrebbe un senso: se le misure uscite ieri sui giornali fossero reali, non si capirebbe cosa c’entrino – per la grande maggioranza – con la spending review!
Ma è necessaria una serie di premesse.